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La farfalla era lì… nel suo angolino e guardava fuori, quella tempesta e voleva capire cosa fossero quelle nuvole scure. Poi d’un tratto ha sentito l’aria fresca e frizzantina e ha guardato su: la mano aveva sollevato il barattolino di vetro, e le aveva porto un dito.
Non le pareva vero… timidamente è salita, con le sue fragili zampette, e ha guardato. Si… era il momento di darsi da fare! E così ha spiccato il volo, si è librata un po’, timorosa, finchè non ha sbattuto contro un altro vetro…
Ha provato un po’, ci sbatteva contro, e poi si è rannicchiata… solo un breve volo… e invece…
Invece quella finestra poi si è aperta, e lei ha potuto volare. Si, li vedeva quegli occhi e lei intanto scrutava quelle nubi nere, così dense, così spaventevoli. Ma a lei non facevano paura, perchè da farfalla quale era stava adempiendo al suo compito: far vedere lo sfrugugliare delle proprie ali, e ottenere quel sorriso.
Finchè non ci è riuscita. E così è diventata forte e sicura, e svolazzava per quel sorriso che rendeva merito al suo essere farfalla.
Era nata farfalla, e quello doveva fare. Quando il suo uovo si era schiuso era nata bruco, di un verde brillante, e poi un giorno qualcosa è cambiato. E si è richiusa in un bozzolo, qualcosa in lei stava cambiando, ma non capiva cosa, ed era spaventata. Poi il bozzolo si è rotto, e ne è uscita. Una sensazione strana, e ha spiegato quelle ali. Cos’erano? non lo sapeva, e le pareva strano muoversi. Infatti non ha subito volato…
Ma poi… d’istinto le ha sbattute e ha scoperto cosa poteva fare. Finchè un giorno ha scoperto che quelle ali avevano un effetto quasi magico: quando volava c’era un sorriso che sbocciava, e questo la faceva stare bene. Così aveva deciso: dedicare le sue ali a quel sorriso, perchè questo la faceva stare bene e questo era il suo motivo d’esistere. Suvvia, poteva nascere mille altre cose: pavone, talpa, criceto, gatto, furetto o qualunque strano animale. E invece era una farfalla.
Ed ora era lì, e vedeva quelle nubi scure. Non aveva paura, perchè erano scure come quando era nel bozzolo, e sapeva che qualcosa stava cambiando. Bisognava capire come, ma come quando lei poi aveva finalmente spiegato le ali e aveva iniziato a volare, così bisognava prendere coscienza e capire che forma avessero le nuove ali. Ovviamente prima bisognava aspettare che il bozzolo facesse il suo percorso di maturazione.
Per questo lei era lì. Per ricordare che è una farfalla, ma prima non lo era.



Questa farfalla è proprio intrepida!
Però ha strappato il sorriso, e questo è l’importante, no?
Magari un giorno si diraderanno anche anche le nubi, fino a scomparire: secondo me non c’è da preoccuparsi, c’è solo da attendere… magari un bel po’, ma c’è solo da attendere…